«Gli afghani vogliono il disarmo dei signori della guerra»

il manifesto, 08 Dicembre 2004
GIULIANA SGRENA - ROMA

Nel giorno dell'insediamento di Hamid Karzai, parla Malalai Joya, direttrice di una ong, famosa per aver sfidato «i criminali» amici degli Usa

A tre anni dalla caduta del regime dei taleban ieri a Kabul, circondato da strettissime misure di sicurezza, il presidente Hamid Karzai ha giurato sul Corano di rispettare la religione sacra dell'islam, vigilare sull'attuazione della Costituzione, salvaguardare l'indipendenza, la sovranità e l'integrità territoriale dell'Afghanistan. Insieme a Karzai (pashtun) hanno giurato i due vice: Ahmed Zia Massud (tagiko) e Mohammed Karim Khalili (hazara). Tra le numerose delegazioni che hanno assistito alla cerimonia spiccava la presenza del vicepresidente Usa Dick Cheney e del segretario alla difesa Donald Rumsfeld, i due «padrini» di Karzai. Sono stati gli Usa a imporre e a mantenere al potere Karzai fin dalla caduta dei taleban e anche nelle elezioni del 9 ottobre scorso, volute soprattutto da Bush per poterle spacciare come un successo che controbilanciasse l'impantanamento iracheno. Ma si può parlare di un successo della lotta al terrorismo in Afghanistan e di un miglioramento reale della situazione?

«La lotta al terrorismo statunitense non avrà mai successo, perché nasconde secondi fini. Questa guerra non ha portato finora nulla di positivo alla gente dell'Afghanistan e dell'Iraq, ma solo la morte di decine di migliaia di innocenti in entrambi paesi», sostiene Malai Joya, una giovane donna afghana (26 anni) che dirige l'Organization for promoting Afghan women's capabilities (Opawc), a Farah, nell'Afghanistan occidentale. Malalai è diventata famosa per aver osato sfidare apertamente i signori della guerra definendoli «criminali» che hanno distrutto il paese durante la Loya jirga (la grande assemblea) del dicembre 2003, dove rappresentava la provincia di Farah. Da allora è minacciata, accusata di essere «infedele» e «comunista», il che prevede la pena di morte.

Prima profuga con la famiglia in Iran e Pakistan, nel 1998 era rientrata in Afghanistan per insegnare nelle scuole clandestine per bambine a Herat. Erano i tempi dei taleban.

«Chi ha sostenuto i taleban? si chiede Malalai. Sono stati gli Usa finché, dopo cinque anni, quando si sono scontrati con Bush, hanno deciso di abbatterli».

Comunque, sebbene in Afghanistan non si possa parlare di libere elezioni, Karzai ha avuto la maggioranza dei voti.

«Il voto per Karzai è un voto contro i signori della guerra, dai quali aveva preso le distanze prima delle elezioni. Per questo la gente lo ha votato. Per tre anni Karzai ha fatto compromessi con i fondamentalisti e non ha fatto nulla per il popolo. Ma questo ha voluto essere un voto di speranza, perché non vi siano più questi compromessi, perché siano disarmati i signori della guerra. Se Karzai non rispetterà questa volontà il popolo gli si rivolterà contro, sarà la guerra civile. La situazione in Afghanistan potrà migliorare solo quando saranno disarmati i terroristi - sia gli amici degli Usa che gli anti-Usa -, e quando saranno rimossi dalla scena politica».

Ma gli Usa lo permetteranno?

«Karzai deve rischiare. La politica di Bush ha bisogno dei criminali, quando ha rimosso i taleban li ha sostituiti con l'Alleanza del nord. Gli amici degli Usa hanno cambiato la giacca ma non la mentalità: non sono diversi dal punto di vista ideologico. Gli americani stanno ripetendo l'imperdonabile errore degli anni ottanta, quando armarono i più disgustosi criminali, dai quali emerse poi Osama bin Laden e i taleban, e dai quali derivò la tragedia dell'11 settembre, il più orribile atto di terrorismo. Per 25 anni sono stati commessi crimini in nome dell'islam, per questo ora gli afghani sostengono il secolarismo».

Malalai Joya è in Italia dove, nei giorni scorsi, ha ricevuto il premio internazionale «La donna dell'anno 2004» del Consiglio regionale della Val d'Aosta. Un premio dedicato a tutte le donne afghane che lottano per i loro diritti e per la democrazia. La condizione della donna continua ad essere tremenda in Afghanistan, per fare un esempio, Malalai ricorda i casi di suicidio, con una morte atroce: le donne si cospargono di olio e si danno fuoco, in un anno si sono registrati 100 casi a Farah, 200 a Herat. E poi rapimenti, stupri di donne e bambine.

E alle donne (educazione, sanità e formazione) sono dedicati i progetti dell'Opawc (per informazioni: www.geocities.com/opawc, www.geocities.com/malalaijoya, email mj_hamoon@yahoo.com ).


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