“Naturalmente la speranza mia e degli afghani è il ritorno all’indipendenza politica della nostra nazione, senza ne’ invasori, ne’ il virus del fondamentalismo.

Enrico Oliari ed Ehsan Soltani, Notizie Geopelitiche, giu 4th, 2012

Malalai Joya

Quando si pensa all’Afghanistan vengono in mente gli interessi che gli Stati Uniti in primis hanno portato con la sporca guerra in quell’area ed i vari gruppi, in particolare i talebani, che vi hanno opposto resistenza.

I 30 milioni di abitanti, tuttavia, non sono necessariamente pro o contro una delle fazioni, bensì si trovano spesso ad essere vittime impotenti degli eventi, specialmente ora che, quasi in sordina, si susseguono incontri in Qatar fra i talebani dell’Emirato islamico dell’Afghanistan e gli Stati Uniti, che per ottenere il controllo dell’area si sono ritrovati in un pantano simile a quello del Vietnam.

Malalai Joya è una deputata del popolo afghano eletta nella provincia di Farah ed in più occasioni ha denunciato le collusioni fra le parti e la presenza in parlamento di persone da lei definite “signori e criminali di guerra”.

Nel maggio 2007, in seguito agli insulti lanciati ad un collega durante una trasmissione televisiva, è stata sospesa dal suo ruolo di parlamentare: non in pochi hanno visto in questo gesto il tentativo di ridurre una voce scomoda al silenzio, anche perché la temeraria Joya è uscita indenne da diversi attentati.

Da più parti è stata paragonata ad Aung San Suu Kyi, simbolo del movimento democratico in Birmania.

Insignita da numerosi riconoscimenti e menzioni internazionali per la sua lotta alle discriminazioni e per la pace, ha accettato di rispondere alle domande poste da Notizie Geopolitiche:

- Lei si è sempre detta contraria all’intervento dell’Occidente in Afghanistan: la Sua posizione non è in contraddizione con quanto desidera per l’Afghanistan stesso?

“Io ritengo che la nomea di ‘fondamentalisti’ per i talebani sia stata creata ad hoc dagli americani, una scusa per arrivare in Medio Oriente: sono gli americani stessi ad aver bisogno del simulacro talebano. Il decennio di guerra è in realtà un gioco di gatti e di topi con il quale gli americani hanno rovesciato il regime dei talebani, ma hanno imposto al popolo i militanti della coalizione del nord. Hanno quindi spostato il nostro popolo dalla pioggia alla grondaia, dove l’acqua esce a getto. L’America, come l’Italia ed altri 40 paesi, hanno portato avanti una politica di appoggio ai criminali e sono morte migliaia di persone, in particolare donne e bambini, senza che avessero colpa, in nome della lotta al terrorismo di al-Qaeda.

Ad esempio, 16 persone sono morte a Kandahar, di cui 11 bambini, vi sono stati attacchi a feste di matrimonio con bombe a grappolo e fosforo bianco. E dopo 10 anni di fatti come questi, ora, gli americani, ci dicono che i talebani non sono nostri nemici, mentre noi sappiamo che sono dei fondamentalisti e che oggi, grazie all’appoggio del governo, completano il triangolo del fondamentalismo – terrorismo – traffico di droga.

E la vittima di questa riconciliazione è il nostro popolo, soprattutto per quanto riguarda le donne: hanno usato a sproposito i concetti di valori come la giustizia sociale ed i diritti civili”. - Come giudica il governo di Karzai?

“Il governo di Karzai è corrotto, mafioso, contro il popolo e dalla testa ai piedi ed è contaminato dal virus del fondamentalismo. Karzai ha dato spazio, ponendoli sotto le proprie braccia, ai criminali fondamentalisti che erano come lupi che stavano morendo, ma che grazie a lui hanno avuto nuova vitalità. Per questi motivi oggi l’Afghanistan è diventato come un inferno fatto di criminali e di terrorismo, per cui il nostro popolo, com’era disgustato dal fondamentalismo, ora è disgustato di Karzai, il quale è complice del fondamentalismo stesso.

Ha dato loro posizioni elevate, ha stretto con loro alleanze, li ha chiamati fratelli e li ha invitati al tavolo della pace. Infine per fare un’alleanza strategica con gli Usa ha venduto l’Afghanistan, tradendo così al nostra storia di indipendenza”.

- Viene considerato ‘il sindaco di Kabul’, Lei è stata molto critica nei suoi confronti… forse si pone ideologicamente fra l’incudine del governo ed il martello dei talebani?

“Certamente. Anche da noi il popolo ridicolizza Karzai, che non ha neppure il potere e la competenza del sindaco di Kabul. Sempre più il popolo sta prendendo le distanze dal suo governo corrotto e sono gli afghani ad essere fra l’incudine ed il martello di tre nemici interni: i terroristi della coalizione del nord, i talebani e gli occupanti esteri”.

- Il conflitto si sta svolgendo comunque da anni: ritiene che alla fine le Forze della comunità internazionale avranno la meglio sui talebani?

“No, perché la Comunità internazionale e sopra di essa gli Stati Uniti hanno bisogno dei talebani. L’America ha due definizioni per il terrorismo: c’è il terrorismo buono e c’è quello cattivo. Quando il terrorismo è ubbidiente e pronto ad essere usato da loro è buono, ma quando non si presta ai suoi scopo diventa cattivo. Ed anche i talebani assumono due connotati diversi a seconda della circostanza, uno di moderati e l’altro di fondamentalisti. Per arrivare ad un accordo con i terroristi, gli americani sono arrivati al tentativo di coinvolgere nei loro disegni il mullah Omar e questo comportamento per noi afghani è più pericoloso della guerra stessa”.

- Lei concorda sul fatto che la guerra in Afghanistan sia stata mossa per una questione di sicurezza internazionale, di democrazia e di emancipazione della donna?

“No. Dieci anni fa l’America ed i suoi alleati hanno occupato il nostro paese per arrivare ai loro interessi strategici ed economici sulla zona, usando come scusa la situazione catastrofica in termini di diritti civili in cui versava la donna. Tuttavia i valori dell’emancipazione e della libertà sono stati traditi e le donne oggi stanno assai peggio di prima: ogni giorno arrivano notizie di crimini inumani perpetrati contro loro, come il taglio delle orecchie o del naso, le ustioni con l’acido, lo stupro, le violenze famigliari ed anche le frustate in pubblica piazza, proprio perché i fondamentalisti governano, grazie agli americani, più di prima. E’ vero, noi siamo in un paese patriarcale, tradizionalista, arretrato e con il fondamentalismo religioso da sempre, e forse ci sono donne a cui piace portare il velo, ma nella maggior parte dei casi il portare il burqa è stato determinato dalla mancanza di sicurezza e dalla presenza dei fondamentalisti talebani.

La conseguente reazione all’intervento americano è stato un crescendo di misoginia e quindi la contrapposizione ai diritti civili ed alla democrazia stessa”.

- Ritiene che l’Afghanistan possa rappresentare un terreno fertile per le Sue lotte?

“Io penso che l’Afghanistan sia pronto per un messaggio vero di libertà, cosa che ho potuto sperimentare io stessa viaggiando nel paese. Mi sono trovata, ad esempio, in una moschea periferica di Farah ed ho parlato con il popolo ed i capi religiosi di secolarismo e della sua importanza e tutti erano d’accordo con la mia visione . Stessa cosa per il ruolo e del valore dell’istruzione della donna, tanto che ancora mi chiamano e mi dicono che grazie a quanto ho ispirato mandano le loro figlie a scuola.

In un paese come il nostro, di cultura antica, un ragazzo del mio team ha sposato senza remore una ragazza violentata: non è quindi vera l’immagine che i fondamentalisti hanno dato al mondo del nostro popolo. Potrebbe succedere che io e le persone della mia generazione non riusciremo a vedere tempi migliori, ma abbiamo la certezza di offrire con il nostro impegno un contributo per la realizzazione di un’epoca migliore”.

- Lei è stata sospesa dal Parlamento afghano: ritiene di essere un personaggio scomodo?

“Io non ero d’accordo con la maggioranza, non avevo accettato compromessi ed ogni volta che alzavo la mano per intervenire, diversi deputati diventavano irrequieti sulla loro sedia e facevano di tutto perché io venissi allontanata. Diverse volte ho denunciato i complotti politici, fino a quando, a causa di una mia intervista, sono stata censurata ed allontanata dal parlamento, contro ogni regola democratica e contro la legge. Anche la minoranza che era dalla mia parte non ha potuto fare nulla. Io non ero un deputato di nomina, ero stata eletta dal popolo e neppure l’appoggio internazionale mi ha potuto aiutare.

A Kabul pretendevano le mie scuse, che non ci sono mai state. Invece mi sono scusata con gli animali domestici ai quali avevo paragonato i deputati corrotti.

Con questo atto illegale ho perso la possibilità di sedere in parlamento, ma ho ottenuto molto spazio altrove, un treno per rivelare i tradimenti che ci sono nell’Afghanistan di oggi”.

- Tuttavia si è procurata anche nemici negli Stati Uniti, dove alcuni senatori L’hanno fatta passare per matta…

“Tale comportamento da parte dei politici americani rappresenta il fallimento della politica dell’America stessa, perché altrimenti dovrebbero manifestare opposizione a quanto affermo, non ridicolizzarlo: tutto ciò che ho detto, compreso i tentativi di andare a braccetto con i talebani, si sono concretizzati e sono sotto gli occhi di tutti.

Consideri inoltre, che sono intervenuta in molte conferenze ed interviste ed ho denunciato senza remore il tradimento dell’America e quindi l’ipocrisia della sua lotta al terrorismo. L’America non è entrata in Afghanistan per la libertà e per i diritti civili, bensì per la conquista militare del nostro paese”.

- Che ne pensa del ruolo dei paesi del Medio Oriente in tema di Afghanistan?

“Soprattutto Iran e Pakistan potevano fare qualcosa, ma oggi con i loro interventi fatti di infiltrati non lavorano certo per la nostra stabilità e la nostra sicurezza. In questo decennio noi siamo diventati come un corpo malato per cui soprattutto i paesi vicini prendono la loro parte. I media afghani pubblicano di continuo notizie del ritrovamento di armi iraniane nelle mani dei talebani e negli ultimi giorno due spie del governo di Teheran sono state arrestate, anche se, secondo me, si tratta di pesci piccoli e di azioni di facciata, perché in realtà la balena sta nel nostro governo”.

- Lei è stata anche oggetto di attentati…

“Più passano i giorni, più capisco e denuncio le sofferenze del mio popolo: a marzo alcuni terroristi hanno attaccato il mio ufficio nella provincia di Farah ed alcuni miei agenti hanno riportato ferite gravi. Questo era il sesto attacco alla mia persona, ma fin da quando avevo scelto la via politica, avevo già messo in preventivo l’eventualità di attentati. Tuttavia dico ai miei nemici con franchezza che con questi giochi di paura non possono fermarmi. Anzi, con questi attacchi da furfanti io divento più decisa e più forte del passato e continuo con ragione la mia lotta per il mio popolo e per il mio paese. E che anche se io morissi, l’Afghanistan ha moltissime Malalai Joya pronte a prendere il mio posto”.

- Cosa desidererebbe come prima cosa per l’Afghanistan?

“Naturalmente la speranza mia e degli afghani è il ritorno all’indipendenza politica della nostra nazione, senza ne’ invasori, ne’ il virus del fondamentalismo.

Vorrei che tutti potessero avere libero accesso all’istruzione vivere insieme, senza discriminazioni, con unità ed empatia. Vorrei che tutti potessero avere libero accesso all’istruzione vivere insieme, senza discriminazioni, con unità ed empatia.

Ma fino a quando questi occupanti esteri ed interni comandano il nostro popolo, non vi saranno ne’ pace, ne’ tranquillità. Vi sono solo due strade, per il popolo: o combattono, o stanno zitti”.