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In Difesa Di, fare rete per i diritti

youtube, May.30, 2017

 

Malalai Joya in difesa dei difensori

osservatorioafghanistan, May.10, 2017

Malalai Joya to Italy di Enrico Campofreda, Incertomondo.libreriamo, 10 maggio 2017

Partecipando all’assise In difesa di, organizzata a Roma da alcune Ong italiane impegnate nel sostegno e nella “difesa dei difensori dei diritti umani” (avvocati, giornalisti, scrittori, mediatori culturali, cooperanti, attivisti) l’ex parlamentare afghana Malalai Joya (espulsa nel 2007 dall’Assemblea e più volte minacciata di morte) ha espresso la sua ennesima testimonianza sul caos, sul degrado, sulla morte che non s’allontana dal suo Paese. Un’area dove il conflitto esiste ininterrottamente da 38 anni, fomentato da grandi potenze e da attori regionali. Dal 2001 le sorti dei 30 milioni di afghani sono in mano ai progetti guerrafondai statunitensi che in quella terra hanno fatto migliaia di vittime, in gran parte civili, e continuano a sperimentare nuove armi di distruzione di massa come la Moa, la cosiddetta (dal presidente Trump) “madre di tutte le bombe”. “Dopo l’uso dell’uranio impoverito, del fosforo bianco, delle bombe a grappolo con cui hanno massacrato il nostro popolo, gli Stati Uniti e i Paesi occidentali, continuano l’occupazione a sostegno del governo fantoccio di Kabul” ha denunciato Joya nel suo intervento.

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Malalai Joya: “L’Afghanistan è una mucca malata di cui i predatori vogliono un pezzo”

osservatorioafghanistan, May.9, 2017

Malalai Joya to Italy

Signora Joya, negli ultimi mesi le istituzioni afghane hanno offerto al fondamentalista Hekmatyar il ruolo di mediatore verso i talebani. Una presunta stabilizzazione passa per l’iniziativa di un signore della guerra?

Questa pacificazione è peggiore della guerra. L’unione fra governo e signori della guerra non può che essere un nocumento per le forze progressiste e per chi lavora per la pace vera. Offrendo questo ruolo a un nemico del popolo viene tradito il principio base di democrazia. Medesimo discorso attorno al concetto di pace: definire così i colloqui e i possibili accordi fra Hekmatyar e talebani significa tradire il senso stesso di pace. La situazione non è diversa dal momento in cui Barack Obama ricevette il premio Nobel della pace mentre aumentava le truppe d’occupazione e le stragi di civili nel nostro Paese. Tutta la geopolitica è piena di contraddizioni, attualmente il governo Ghani definisce i taliban “fratelli dissidenti” e gli statunitensi, che continuano a foraggiare entrambi i fronti, applaudono.

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Dalla parte di chi difende i diritti umani

IN DIFESADI, May.9, 2017

Malalai Joya to Italy

“È in corso una vera e propria guerra contro i difensori e le difensore dei diritti umani nel mondo, e sono necessari strumenti e strategie di protezione più efficaci”. Durante l’evento “Dalla parte di chi difende i diritti umani”, tenutosi lunedì 8 maggio presso la sede della

FNSI (Federazione Nazionale della Stampa) a Roma, il Relatore Speciale ONU sui Difensori e le Difensore dei Diritti Umani Michel Forstha denunciato sempre più attacchi mirati contro chi lotta in modo pacifico per difendere i diritti umani.

Nel 2016, sono stati uccisi 282 difensori/e in 22 Paesi nel mondo. Gli omicidi sono solo la punta dell’iceberg: come ha ricordato Forst, spesso sono preceduti da una serie di intimidazioni, minacce di morte, campagne di diffamazione, criminalizzazione e aggressioni.

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Diritti umani: Malalai Joya (attivista Afghanistan), “democrazia e pace non si garantiscono sganciando bombe”

SIR, May.8, 2017

“La democrazia, la giustizia e la pace non si possono garantire sganciando bombe. Lo slogan della guerra al terrorismo non è che una menzogna usata dagli Usa e dalla Nato per portare avanti le proprie guerre e testare armi nel nostro Paese, come la cosiddetta ‘madre di tutte le bombe’, le bombe a grappolo, l’uranio, il fosforo, che massacrano e distruggono il nostro popolo e la nostra natura”. È la chiara denuncia espressa oggi a Roma da Malalai Joya, una delle più note difensore dei diritti umani in Afghanistan, durante un incontro organizzato dalla rete “In difesa Di – per i diritti umani e chi li difende” che riunisce oltre 30 organizzazioni della società civile. Malalai partecipò come delegata nel 2003 alla Grande Assemblea che doveva stilare la nuova Costituzione e denunciò gran parte dei presenti come responsabili di gravi crimini contro l’umanità. Fu espulsa dalla Camera bassa nel 2007 e da allora riceve minacce di morte ed è costretta a vivere nascosta sotto un burka, lontana dalla famiglia e dal figlio. “Non temo tanto la morte quanto i rischi che possono derivare da restare in silenzio di fronte a tanta ingiustizia – ha affermato -. Dicono che l’obiettivo è colpire l’Isis, in realtà vogliono solo testare armi nel nostro Paese, perché da noi esiste un regime fantoccio”. Malalai ha denunciato la grave condizione delle donne, la corruzione e l’impunità nel suo Paese e fatto un appello anche a favore dei richiedenti asilo e rifugiati afghani:

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Malalai, in nome dell'Afghanistan

Giulia.globalist.it , Dec.17, 2013

34 anni, 16 in un campo profughi, ora combatte perché sul suo Paese non scenda il silenzio: e intanto sta per tornare legge la lapidazione delle adultere. Di [Monica Bozzellini]

Malalai Joya
Anita Sonego, presidente Cpo Comune di Milano, l'afghana Malalai Joya e una delle responsabili del Cisda

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Tra speranze e fallimenti, l'Afghanistan che non si vede

di:Anna Toro , OSSERVATORIOIRAQ MEDIORIENTE E NORDAFRICA , Dec.13, 2013

Malalai Joya

“Tante sono le storie viste e sentite durante i miei viaggi. Una voce mi è rimasta nella mente e nel cuore: in un incontro a Farah, il capo villaggio nel congedarci ci ha raccomandato: 'parlate, parlate dell’Afghanistan, perché solo così questo paese continuerà a vivere'”.

Sono le parole della fotografa Carla Dazzi a introduzione della sua mostra conclusa recentemente presso la biblioteca Rispoli di Roma. Volontaria dell'Ong Insieme si può… , da oltre 10 anni si spende a favore della difesa dei diritti delle donne, e di quelle afghane in particolare, “ancora oggi impossibilitate a condurre una vita davvero libera e nel pieno della loro dignità”.

Sono soprattutto loro che ritrae nei suoi scatti pieni di calore umano ed empatia.

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Malalai Joya - Milano 2013

Intervista a Malalai Joya allo Urban Center di Milano, in occasione dell'incontro organizzato da Coordinamento Italiano Donne Afghane.

 

UNA GIORNATA CON MALALAI JOYA

fuoridalcomune.it , Dec.11, 2013

Malali Joya
COLOGNO STUDENTI, MIGRANTI E CITTADINI.

I ragazzi delle scuole superiori, le donne straniere della scuola popolare migranti, ed infine la comunità fatta di gente comune. E’ attraverso queste tre essenziali realtà che Malalai Joya, ex parlamentare afghana, si è addentrata martedì 10 dicembre nella realtà di Cologno Monzese, portando racconti di una vita spesa a lottare per la parità dei diritti, per la difesa delle donne, per la giustizia sociale. E tanto le è ritornato indietro: la solidarietà della gente, l’empatia delle donne migranti che provengono dalle terre vicine alla sua, e poi l’abbraccio e l’attenzione degli studenti dell’ISIS Leonardo Da Vinci.

Noi di Fuori dal Comune l’abbiamo conosciuta, e abbiamo vissuto con lei parte di questa giornata.

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Partecipazione e riflessionePartecipazione e riflessione

ZonaLocale.it, Nov.30, 2013

Malalai Joya in Italy Foto di Enzo Dossi

Grande partecipazione giovedì sera, presso la sala polivalente “D. Priori, al convegno contro la violenza di genere. La sala, gremita di ragazzi delle scuole medie di Torino di Sangro e Paglieta con i loro insegnanti e dirigenti, da molti genitori e nonni.

Presenti al convegno, Silvana Priori sindaco di Torino di Sangro, Marisa Paolucci scrittrice e giornalista, Malalai Joya, ex parlamentare afgana.

Ad aprire il convegno è stato il sindaco di Torino di Sangro, Silvana Priori, che ha ringraziato tutti i presenti per la partecipazione, ricordando che "la violenza di genere affonda le sue radici in fattori culturali e non conosce confini". Una lodevole iniziativa di alcuni ragazzi che hanno rievocato la prima volta del voto di una donna di Torino di Sangro nel lontano 1946, ricordando le incertezze e i timori di allora.

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